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altre: presenza di infiltrati plurimi sclero calcifici peri/uretrali.

Caro dottore vorrei un parere in merito ad un esame effettuato dopo un infiammazione delle vie urinarie con dolori vari alle articolazioni debolezza.

litiasi calcificazioni: presenti plessi prostatici normali similarità dei livelli contigui conservata 20 vescichette seminali normali

echi capsulari integri

echi interni disomogenei

Dall’esame ecografico riportato non si evidenzia alcun tumore. In caso di tumore è presente area ipoecogena nella la porzione periferica della prostata. Si tratta invece di una prostata che in precedenza è stata oggetto di processi infiammatori e la guarigione si è avuta mediante calcificazioni sparse all’interno della ghiandola. In pratica le calcificazioni sono dovute prima al rallentamento del circolo, in una determinata zona, per cui le sostanzapresenti nel siero precipitano formando le calcificazioni. Per escludere però un eventuale tumore è necessario conoscere il dosaggio del PSA e soprattutto la visita dell’urologo, attraverso l’esplorazione rettale

Mi è stata prescritta una ecografia transrettale prostatica il risultato è:

longitudinale 48.9 mm

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Se avvertite questi sintomi, contattate il vostro medico e chiedetegli cosa fare, cercate di non trascurare i calcoli alla prostata per evitare che si infiammino e causino ulteriori problemi. I calcoli vanno asportati per essere controllati e per assicurarsi che non siano spia di nulla di grave.

Le cause dei calcoli alla prostata sono varie e possono essere dovute ad eccessi di:

Gli uomini che hanno superato i 60 anni di età dovrebbero stare attenti alla propria prostata più di un giovane, ma perché e cosa può accadere alla prostata con l’avanzare degli anni? Oltre a infiammazioni e ingrossamento della prostata, potrebbero comparire calcoli dolorosi nella ghiandola prostatica che potrebbero essere fonte di qualche problemino.

Per individuare le cause è in genere necessaria un’ecografia sovrapubica, oppure un’ecografia trans-rettale. Questo tipo di esami sono di solito richiesti per altri tipi di problematiche relative alla prostata, molto spesso i calcoli vengono scoperti per “caso”. Nel caso in cui i calcoli prostatici siano molto grandi, il medico potrebbe riuscire ad individuarli anche durante una normale visita di routine alla prostata.

I sintomi dei calcoli alla prostata sono simili a quelli della prostatite, ovvero:

La cura varia a seconda della grandezza dei calcoli e dei problemi da essi creati. Nel caso di calcoli molto piccoli, potrebbe essere utile cambiare l’alimentazione preferendo cibi leggeri e bevendo molta acqua. Nel caso di calcoli che causano infiammazione, potrebbero essere necessari antibiotici per eliminare i batteri.

  • Sali;
  • Ossalati di calcio;
  • Reflusso di urina;
  • Anomalie delle vie urinarie;
  • Contrazioni muscolari anomale durante la minzione.
  • Dolori allo scroto;
  • Dolori al pene;
  • Dolori alla schiena;
  • Dolore nell’eiaculazione;
  • Dolore durante la minzione e sangue nelle urine.

In genere i calcoli sono di piccole dimensioni e in alcuni casi possono rimanere ignorati fino a quando non si aggregano in un calcolo di maggiori dimensioni. Nel caso in cui i piccoli calcoli si aggreghino o si infiammino, il paziente affetto potrebbe iniziare ad avvertire dolore.

Tra le cause delle calcificazioni al seno rientrano i processi patologici associati alla proliferazione di cellule all’interno dei dotti galattofori, nei suoi diversi gradi di evoluzione (dall’iperplasia più o meno atipica, alle neoplasie intraduttali, fino ai carcinomi duttali infiltranti veri e propri).
La forma e la distribuzione delle microcalcificazioni consentono di trarre indicazioni sulla possibile presenza di una precancerosi o di un carcinoma mammario. Nella patologia neoplastica, i depositi minerali rilevati con la mammografia sono apprezzabili in circa il 30% dei carcinomi.
Tali formazioni si possono riscontrare nell’ambito di un nodulo o in prossimità di questo. In qualche caso, inoltre, le microcalcificazioni sono le uniche anomalie che possono indicare la presenza di un tumore.
Tali lesioni hanno, in genere, una grandezza che oscilla tra 0,1 mm e 0,5 mm: le dimensioni sono, tuttavia, estremamente variabili e influenzabili dalla patologia mammaria in corso. In alcuni carcinomi, come quello duttale, infatti, i depositi minerali possono essere lineari e più grandi.
Le microcalcificazioni al seno dubbie o sospette per una patologia maligna (granulari, lineari o ramificate) devono essere studiate con ingrandimento radiografico diretto.

Quando viene eseguita una mammografia, si valuta con particolare attenzione una serie di aspetti relativi alle calcificazioni, come la forma, la densità, il numero e la distribuzione: questi parametri permettono al radiologo e al senologo di trarre delle informazioni utili sui piccoli depositi minerali e di definire la benignità o meno della situazione.

Le calcificazioni mammarie sono depositi di sali di calcio. Queste lesioni sono indolori e, generalmente, non palpabili.

La forma irregolare risulta essere quella più significativa, in quanto ha un valore predittivo elevato (pari a circa l’80% dei casi) dei carcinomi con microcalcificazioni. Destano meno preoccupazione, invece, i depositi minerali tondeggianti e sparsi nel tessuto mammario, che spesso sono il residuo di passate mastitipuerperali .

Dal punto di vista mammografico, le calcificazioni mammarie possono essere un reperto isolato o associarsi alla presenza di noduli o distorsioni parenchimali. Oltre a tali anomalie, è possibile riscontrare anche dilatazione dei dotti, linfonodi aumentati di volume, ispessimento o retrazione del profilo cutaneo e modificazioni dell’areola.
Per quanto riguarda la diagnosi, è importante valutare la loro evoluzione nel tempo, confrontando le mammografie con quelle degli anni precedenti.

  • Le calcificazioni al seno che risultano di natura benigna, non richiedono generalmente alcun tipo di approfondimento, ma è consigliabile eseguire, una volta all’anno, una mammografia di controllo.
  • Se vengono trovate delle microcalcificazioni mammarie lievemente anomale, queste possono essere classificate come “probabilmente benigne”. Per la corretta definizione della condizione patologica, una lieve atipia può rendere necessari ulteriori esami. Le calcificazioni al seno “probabilmente benigne” in circa il 98% dei casi sono innocue. Tipicamente, per queste lesioni viene indicato un follow-up con mammografia ogni sei mesi, per almeno un anno, allo scopo di monitorare che non stiano avvenendo modifiche a carico del tessuto.
  • Se questi depositi sono irregolari in forma o dimensione o risultano strettamente attaccati al tessuto mammario, possono suggerire il sospetto che si tratti di manifestazioni iniziali di un tumore, spesso “in situ” (non invasivo); in questi casi, è necessario eseguire indagini più approfondite. Di solito, viene indicato un prelievo istologico mediante una biopsia stereotassica o chirurgica, con localizzazione preoperatoria radiologica. I campioni di tessuto contenenti le microcalcificazioni così raccolti sono, quindi, analizzati al microscopio dallo specialista in anatomia patologica, che provvederà alla valutazione completa dell’istotipo, del grado di differenziazione della lesione e, qualora si renda necessario, delle caratteristiche funzionali mediante reazioni antigene-anticorpo con metodiche di immunoistochimica. In alcuni casi, i tessuti possono essere oggetto di studi molecolari.

Se nel corso della mammografia sono riscontrate delle calcificazioni, il medico (radiologo) può indicare l’esecuzione di accertamenti più approfonditi, al fine di escludere gli eventuali dubbi diagnostici e avere il responso più preciso possibile.
In presenza di alterazioni sospette, diviene quindi necessario il prelievo con biopsia mammaria, per definire la natura e le caratteristiche istopatologiche della lesione.

La densità delle calcificazioni del seno è generalmente elevata, ma può variare da una lesione ad un’altra.

Calcificazioni del seno numerose e localizzate in un’area ristretta del parenchima mammario possono avere un significato prognostico di tipo neoplastico.