Dieta per l Iperplasia Prostatica Benigna

Il sovrappeso è definibile come un eccesso di tessuto adiposo, che aumenta il peso corporeo oltre i limiti di normalità.
Il tessuto adiposo è una riserva energetica di grassi, che aumenta con l’esubero di calorie; queste sono fornite da: lipidi, glucidi, proteine e alcol.
Il sovrappeso è promosso dalla sedentarietà, dallo squilibrio nutrizionale, dall’alcolismo e dal consumo di cibi spazzatura.
Le forme più gravi di sovrappeso si definiscono obesità. Si tratta di un fattore di rischio per molte patologie del metabolismo, ovvero: iperglicemia, colesterolo LDL (cattivo), trigliceridemia e ipertensione arteriosa.
L’obesità è coinvolta anche nell’eziologia di parecchi disturbi autoimmuni, articolari, dermatologici, dell’apparato riproduttore ecc. Tra questi, figura anche l’adenoma prostatico benigno.
L’eccesso ponderale viene stimato con diversi metodi e, nelle persone comuni, soprattutto grazie al calcolo dell’indice di massa corporea (IMC; in inglese BMI). Il sovrappeso propriamente detto è evidenziato da un punteggio pari o superiore a 25; dal 30 in poi la condizione è definita obesità.
Per combattere il sovrappeso e ridurre il rischio di ipertrofia prostatica benigna è necessario applicare delle correzioni allo stile di vita; ad esempio:

L’alcol etilico è una molecola prodotta dai lieviti Saccaromiceti durante la fermentazione dei carboidrati.
L’organismo umano NON è in grado di utilizzarlo a scopo energetico. Il fegato lo converte in acidi grassi che vengono depositati al proprio interno e nel tessuto adiposo. Per questo motivo, l’eccesso di alcol si correla a steatosi epatica e sovrappeso.
L’etilismo provoca anche dipendenza psicofisica e intossicazione sistemica di gravità correlata all’entità dell’abuso.
Gli effetti tossici sui tessuti riguardano prevalentemente: il cervello, la mucosa del tubo digerente e il fegato. L’alcol etilico è dannoso anche per il feto in fase di sviluppo nella donna gravida.
Universalmente, se ne consiglia un uso moderato. Gli enti di ricerca raccomandano dei livelli differenti in base all’età, al sesso e a condizioni fisiologiche speciali o patologiche.
Partendo dal presupposto che l’unica dose innocua di alcol etilico è pari a 0, potremmo affermare quanto segue:

Alcuni studi svolti in Cina suggeriscono che l’assunzione eccessiva di proteine, soprattutto di origine animale, potrebbe essere un fattore di rischio per l’iperplasia prostatica benigna.
In queste ricerche, gli uomini con più di 60 anni residenti nelle zone rurali e aventi un’alimentazione prevalentemente vegetale hanno mostrato un’incidenza di iperplasia prostatica benigna più BASSA rispetto ai cittadini che consumano più proteine animali.
Uno studio effettuato su uomini giapponesi naturalizzati in America ha rivelato una forte associazione tra ipertrofia prostatica benigna e assunzione di alcol etilico. Nello stesso progetto, la correlazione tra la patologia e il consumo di carne di manzo è risultata più debole.
In uno studio prospettico svolto negli Stati Uniti (Health Professionals Follow-up Study), i ricercatori hanno evidenziato una modesta associazione tra l’ipertrofia prostatica benigna severa e l’assunzione eccessiva di proteine e di calorie totali, ma non di grassi.
Vi sono anche delle prove epidemiologiche che collegano l’adenoma prostatico con la sindrome metabolica. La prevenzione di: obesità, iperglicemia o diabete mellito tipo 2, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia LDL e ipertensione, è da considerare un fattore protettivo nei confronti dell’adenoma prostatico benigno.

La dieta per l’ipertrofia prostatica è di carattere preventivo.
I punti cardine di questo sistema alimentare sono:

  • Introdurre meno calorie di quelle che permettono di mantenere il peso costante.
  • Equilibrare la dieta evitando soprattutto gli eccessi di carboidrati e di grassi.
  • Eliminare i cibi spazzatura.
  • Eliminare l’abuso di alcolici.
  • Svolgere attività motoria tutti i giorni.

Ipertrofia prostatica benigna è un termine utilizzato impropriamente come sinonimo di iperplasia prostatica benigna o adenoma prostatico.
Si tratta di un disturbo unicamente maschile, caratterizzato dall’aumento delle dimensioni della prostata.
Si definisce iperplasia l’aumento numerico delle cellule che costituiscono un tessuto. Più precisamente, nell’adenoma prostatico sono coinvolte le unità stromali e parenchimali localizzate al centro dell’organo, nelle ghiandole periuretrali e nella zona di transizione. In conseguenza all’iperplasia, avviene la formazione di noduli che premono contro l’uretra e aumentano la resistenza al flusso di urina.
La complicazione più frequente dell’ipertrofia prostatica benigna è la difficoltà nella minzione. A sua volta, questo disturbo determina un’ipertrofia progressiva del muscolo della vescica (aumento dello spessore cellulare e del tessuto) e la conseguente instabilità o debolezza (atonia).
L’iperplasia prostatica benigna aumenta i livelli di antigene prostatico specifico e il grado di infiammazione. Tuttavia, non si tratta di una forma cancerosa.
La crescita prostatica adenomatosa inizia approssimativamente a 30 anni di età. Il 50% degli uomini mostra i primi segni a 50 anni. Diventa clinicamente significativa nel 40-50% dei maschi.
Tra gli “over 50”, l’iperplasia prostatica benigna è una delle dieci malattie più rilevanti ed economicamente incisive (valore statistico rilevato negli USA).

  • Abolizione dell’alcol o riduzione globale fino al limite consentito dalle linee guida.
  • Equilibrio nutrizionale e apporto energetico nei limiti di normalità; in caso di sovrappeso, è necessaria una riduzione calorica finalizzata al dimagrimento.
  • Moderazione della componente proteica globale.
  • Ripartizione delle proteine: 2/3 di origine vegetale e 1/3 di origine animale.

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna includono spesso la presenza di un insieme di fattori di rischio:

“Un maschio adulto SANO non dovrebbe oltrepassare le 2-3 unità alcoliche al giorno, da consumare preferibilmente in corrispondenza dei pasti principali.
Un’unità alcolica corrisponde a un bicchiere di vino da 125ml o a una birra bionda da 330ml o a un superalcolico da 40ml. La quantità di alcol contenuta in un’unità alcolica è pari a circa 12g.

I succhi di agrumi, infatti, essendo acidi, possono causare irritazione ed acuire i sintomi associati alla prostatite, di conseguenza si consiglia di ridurre il consumo di agrumi che, in generale, sono un’ottima fonte di nutrienti ed estremamente utili per la salute dell’organismo; si possono consumare, in alternativa, altri succhi di frutta, come il succo di mela o il succo di pera, che risultano essere, sicuramente, meno acidi dei succhi di agrumi.

La prostatite è una condizione patologica della prostata, a causa della quale la ghiandola prostata risulta gonfia ed infiammata; esistono, principalmente, due forme di prostatite: la prostatite acuta si sviluppa rapidamente con sintomi acuti e può derivare da una infezione batterica, da una infezione delle vie urinarie o da una malattia sessualmente trasmessa; la prostatite cronica, al contrario, non dipende quasi mai da una infezione batterica, si sviluppa gradualmente ed i sintomi di questo disturbo persistono per un lungo periodo di tempo.

È molto importante, anche in questo caso, il consumo di acqua, in quanto l’idratazione aiuta a ridurre i sintomi della prostatite; l’aglio, al tempo stesso, può essere preso in considerazione per le sue potenti proprietà antibatteriche. Bisogna, infine, aumentare il consumo degli alimenti ricchi di fibre e di vitamine, in particolar modo la vitamina C, in quanto le sue proprietà antiossidanti favoriscono il processo di guarigione, e la vitamina E, sia per le sue proprietà antiossidanti, sia perché rafforza le difese immunitarie dell’organismo.

Gli alimenti che contengono la caffeina, anche in quantità minime, sono numerosi, perciò non è sufficiente eliminare dalla propria dieta il caffè, ma occorre sapere quali sono i vari alimenti che contengono questa sostanza; se si è abituati a consumare queste bevande o questi alimenti, può essere estremamente utile sostituire il caffè con il caffè decaffeinato e le altre bevande ed alimenti con alimenti che non contengono caffeina.

In caso di prostatite, si consiglia di evitare i succhi di agrumi e tutti quei succhi, tra i quali anche il succo di pomodoro, che potrebbero risultare irritanti e andare a peggiorare le condizioni della prostatite.

Per comprendere cosa significhi adottare una dieta per la prostatite, ovvero una dieta che escluda tutti gli alimenti potenzialmente dannosi che potrebbero, quindi, aggravare le condizioni della prostatite, è necessario sapere che cosa è la prostatite. La prostatite è una condizione medica che colpisce la prostata ed è caratterizzata da una infezione o infiammazione della ghiandola prostatica; questo disturbo può dipendere da diverse cause e, sebbene possa riguardare gli uomini di tutte le età, tende a colpire soprattutto gli uomini più giovani.

In conclusione, in caso di prostatite infettiva, ovvero di prostatite di origine batterica, è necessario eliminare dalla propria dieta tutti quei cibi che contengono nutrienti utili alla riproduzione dei batteri; in caso di prostatite non infettiva, invece, bisognerebbe evitare gli alimenti che possono provocare i sintomi tipi delle allergie alimentari.

Il consumo di cibi piccanti può rendere più acuti i sintomi della prostatite, di conseguenza occorre eliminare dalla propria dieta tutti gli alimenti piccanti, preferendo, al contrario, spezie non piccanti, come, ad esempio, il sale o l’aglio; bisogna fare particolare attenzione alle spezie soprattutto quando si mangia fuori casa, in quanto può risultare più difficile riuscire ad evitare i cibi contenenti spezie piccanti.

Infine, la dieta che viene intrapresa in caso di prostatite deve includere il consumo di abbondanti quantità di acqua, principalmente per due ragioni: l’assunzione di acqua, innanzitutto, favorisce la minzione, un processo che, nella maggior parte dei casi, viene ostacolato dall’infiammazione della prostata; in secondo luogo, l’eliminazione di urina derivante da un maggior consumo di acqua permette di eliminare una parte dei microrganismi che hanno causato l’infezione e l’infiammazione associate alla prostatite e che si trovano in circolo nella ghiandola prostatica.

Per risolvere il disturbo e “ridimensionare” la prostata, si possono assumere specifici farmaci o persino sottoporsi ad un intervento chirurgico mininvasivo o tramite laser, ma prima di arrivare a queste soluzioni ogni uomo ha strumenti piГ№ naturali per prevenire il problema e tenerlo sotto controllo quando lieve.

Una corretta alimentazione e semplici rimedi naturali possono fare molto per prevenire e combattere il problema della prostata ingrossata negli uomini over 50-60.

In generale mangiare tanta frutta e verdura protegge la salute della ghiandola prostatica, e per ridurre i disturbi urinari bisogna bere molta acqua concentrando il consumo ella prima parte della giornata (onde evitare di stimolare la vescica durante la notte).

  • Insufficienza urinaria e predisposizione al ristagno di urine nella vescica

  • Formazione di calcoli nella vescica

    Il termine tecnico per definire questo tipico disturbo maschile della maturitГ ГЁ ipertrofia (o iperplasia) prostatica benigna o adenoma prostatico, la cui incidenza aumenta con gli anni fino ad interessare i tre quarti degli ultraottantenni.

    Quando questa ipertrofia, la cui natura ГЁ, come da definizione, benigna, quindi non legata a neoformazioni cancerose o ad infezioni, ГЁ lieve, non vi sono sintomi. Quando, perГІ, le dimensioni della prostata aumenti eccessivamente si possono avere disturbi di vario tipo tra cui:

    Ad esempio una dieta ricca di sostanza antiossidanti, in particolare di licopene (contenuto in pomodori freschi e in passata, angurie, pompelmi e peperoncini) sembra avere un buon effetto preventivo.

    La prostata ГЁ la ghiandola posta sotto la vescica, che in condizioni normali ha le dimensioni di una noce, coinvolta nella produzione del liquido seminale. Per ragioni in parte fisiologiche – ad esempio le variazioni del testosterone dopo la mezza etГ e in andropausa – e in parte ambientali e genetiche, questa ghiandola comincia ad ingrossarsi, andando a premere contro la vescica e l’uretra, il sottile tubicino che convoglia l’urina verso l’esterno.