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Sangue occulto nelle feci possibili cause

Polipi del colon retto

Dato che la crescita, e quindi la dimensione del polipo, и in rapporto con il tempo, и fondamentale individuarli il piщ precocemente possibile. Sia riferendosi a carcinomi sia riferendosi a polipi la presenza di piccole quantitа di sangue nelle feci puт essere un segnale molto precoce, comparendo anche parecchi anni prima di qualunque altro sintomo. Si tratta di un’indagine molto semplice da eseguire, a basso costo, non invasiva e ripetibile; tutto ciт porta la ricerca del sangue occulto nelle feci ad essere il primo presidio diagnostico contro il carcinoma del colon – retto. Purtroppo in caso di sangue occulto nelle feci positivo non possiamo conoscere la sede anatomica in cui c’и stato il sanguinamento, esso puт derivare da una perdita gastrointestinale alta o bassa.

Ematemesi: Vomito costituito prevalentemente o completamente da sangue vivo o solo in parte digerito dai succhi gastrici, il sangue proviene da una emorragia alta (esofago o stomaco).

Odinofagia: Si riferisce alla sensazione di dolore durante la deglutizione, spesso associata a disfagia (difficoltа ad ingoiare).

La ricerca del sangue occulto nelle feci и in convenzione con il Servizio Sanitario. Non necessita di digiuno. Non necessita di appuntamento. Il tempo di esecuzione и 1 giorno lavorativo.

Visto il notevole numero di patologie e situazioni cliniche che possono indurre sangue occulto positivo и da sottolineare che non vi и una diretta identificazione tra positivitа e patologia neoplastica del colon – retto, pertanto il sangue occulto nelle feci non pone una diagnosi ma rivela una condizione attribuibile a molteplici condizioni. Per una corretta valutazione bisogna infine tener conto della possibilitа di avere sangue occulto nelle feci positivo a causa di terapie anticoagulanti, antiaggreganti, patologie piastriniche o coagulative ovvero di possibili fonti d’inquinamento come contaminazione da sangue mestruale o da sangue proveniente dall’apparato urinario. L’analisi presenta anche dei falsi negativi in quanto non tutti i polipi e non tutti i carcinomi sanguinano o quanto meno non lo fanno costantemente; proprio per questo motivo si tende ad eseguire l’esame su piщ campioni, solitamente tre non necessariamente consecutivi, al fine di aumentare le possibilitа di individuazione di un campione positivo.

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L’indagine non prevede preparazione in quanto i kit di diagnosi utilizzati attualmente individuano solo l’emoglobina umana e non sono sensibili all’emoglobina animale, non и pertanto piщ necessario evitare la carne nella dieta nei giorni precedenti l’analisi. La raccolta deve avvenire tramite lo specifico contenitore sterile dotato di spatolina acquistabile in farmacia, se possibile raccogliere il campione prelevandolo in piщ punti delle feci; Il quantitativo totale da consegnare in laboratorio и pari a quello di un cucchiaino da caffи. Il campione puт essere consegnato in laboratorio entro tre giorni se conservato in frigorifero.

La classificazione anatomica della prostata più utilizzata è quella di McNeal; secondo tale classificazione, la prostata viene suddivisa in quattro zone:

La mortalità per tumore alla prostata si è ridotta sensibilmente rispetto al passato, attestandosi all’8%, contro il 19% del tumore al polmone, prima causa di morte fra gli uomini.

Il rischio di ammalarsi di tumore alla prostata è circa il doppio per coloro che hanno un parente consanguineo (padre, fratello ecc.) che si è ammalato di questo tumore.

Il tumore alla prostata (carcinoma prostatico) è la patologia più grave che può colpire questa ghiandola*.

Va comunque precisato, per amor di correttezza, che non è facile valutare i decessi avvenuti a causa del tumore alla prostata, soprattutto perché colpisce in prevalenza soggetti anziani in presenza di comorbilità complesse.

  • fattori di tipo ormonale
  • fattori di tipo occupazionale
  • fattori razziali
  • familiarità
  • fattori genetici
  • fattori dietetici.

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Ultimi aggiornamenti: 2018

Alcune ricerche suggeriscono che la prostatite potrebbe essere collegata a un incremento del rischio di contrarre il tumore alla prostata, ma la questione è controversa perché altri studi non hanno invece riscontrato un’evidenza del genere. Il legame fra le due condizioni patologiche è comunque tuttora oggetto di approfondimenti.

Dato per scontato che il paziente deve essere informato sia dei pro sia dei contro derivanti dal dosaggio periodico di un marcatore aspecifico come il PSA, è ragionevole consigliare di eseguire il test tra i 50 e i 72 anni. Dopo tale età non vi è alcuna ragione per continuare con lo screening.

Il PSA è conosciuto come marcatore del cancro alla prostata: va dosato o no?

Quando è importante sollecitarlo?

Test del PSA per diagnosticare il cancro della prostata: qual è la reale utilità di questo esame a livello preventivo? È affidabile o piuttosto limitato? Abbiamo fatto chiarezza sull’argomento con Pierpaolo Graziotti, Responsabile della Unità Operativa di Urologia II e Direttore del Dipartimento di Urologia Interpresidio presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano (puoi chiedergli un consulto qui ) . È autore di oltre 190 pubblicazioni scientifiche ed è past President dell’Associazione urologi italiani (Auro.it).

PSA e screening di massa: qual è la posizione attuale a riguardo?

Il problema si presenta proprio parlando di screening di massa, in ambito di diagnosi precoce. Gli elementi a disposizione in questo momento non sono sufficienti a giustificare che questo marcatore entri a far parte degli esami di routine preventivi consigliati dal Servizio Sanitario Nazionale, come ad esempio il pap test o la ricerca del sangue occulto nelle feci.
Il perché è da ricercarsi nella scarsa affidabilità del test (con la presenza di falsi positivi e falsi negativi), che potrebbe richiedere ulteriori accertamenti invasivi come biopsie prostatiche reiterate e situazioni di ansia da parte del paziente. Esiste anche il problema del riscontro di malattie che potrebbero non avere una evoluzione nel tempo: la peculiarità del cancro della prostata è di essere molto frequente, soprattutto in una certa fascia di età (sopra i 70 anni), ma con una mortalità attorno al 6 per cento pari ad un decimo rispetto alla frequenza.
Prima che sia istituito uno screening di massa occorre dimostrare il vantaggio sulla sopravvivenza e in questo momento i dato sono del tutto equivoci.

Richard Ablin ha scoperto l’antigene PSA 40 anni fa e ha scritto un libro dal titolo “Il grande imbroglio della prostata”, sottotitolo: “Come la grande medicina manipolando il PSA test ha causato un disastro per la salute pubblica”. In questo libro Ablin afferma che l’americana Food and Drug Administration non avrebbe dovuto approvare questo esame come test di screening. Recentemente ha dichiarato che «questo valore non è strettamente correlato al cancro della prostata e non può essere utilizzato per una diagnosi specifica. Questo tipo di tumore può essere aggressivo o come nella maggior parte dei casi, svilupparsi molto lentamente».
Tali affermazioni fanno meditare. Con lo screening possono essere cooptati anche quei pazienti che hanno una malattia a basso rischio per la quale magari non sarebbero mai morti. Questa è la ragione per la quale, in mancanza di dati inequivocabili circa la riduzione della mortalità da cancro di prostata nel gruppo di soggetti studiati, non è scientificamente corretto candidare tutta la popolazione maschile a tale valutazione di massa.

L’esame del PSA consiste in un prelievo del sangue che misura il livello dell’antigene prostatico-specifico (PSA), la proteina secreta dalla prostata con la funzione fisiologica di fluidificare il liquido seminale per favorire la fecondazione degli ovuli. Questo valore non è sempre uguale e il suo incremento può dipendere da diversi fattori, non soltanto dalla presenza di tumore.
La cosa fondamentale è che i pazienti siano a conoscenza dei limiti di questo esame, che può essere utile, ma anche dannoso. Il paziente deve sapere che questo test può richiedere ulteriori accertamenti clinici, anche invasivi, che spesso sono inconcludenti perché il valore del PSA può essersi mosso per ragioni che nulla hanno a che vedere con un tumore della prostata. Non c’è inoltre ancora una evidenza scientifica che attesti che la diagnosi precoce, formulata con il dosaggio del PSA, riduca la mortalità per cancro della prostata.

Richard Ablin, lo scopritore del PSA, ha preso una chiara posizione a riguardo.