Guarire cancro prostata

E’ quanto emerge nel “Rapporto 2016 sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia” dell’Associazione italiana registro tumori , presentato oggi al Ministero della Salute nella giornata di studio Survivorship Planning Day. “La migliore sopravvivenza nelle donne è in gran parte legata anche al fatto che fra le italiane il tumore più frequente è quello della mammella, con un programma di screening attivo da anni ed un continuo miglioramento delle cure – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (associazione italiana di oncologia medica)-. La sopravvivenza è il dato principale in campo oncologico perchè permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nei confronti della patologia tumorale ed è condizionata da due aspetti:

La sopravvivenza è un indicatore importante perchè rappresenta quella porzione di pazienti che ha beneficiato di un approccio diagnostico e terapeutico efficace e che quindi, in molti casi, può tornare ad essere attiva nella vita reale, facendo controlli periodici o che, in altri casi, possono dire di essere guariti”. “Una novità in questa monografia – continua la prof.ssa Mangone – è la valutazione dell’aspettativa di vita, che a 40 anni è pari a 45 anni nei maschi e 50 anni nelle femmine, ma nelle persone con tumore è di circa 15 anni inferiore: tale gap si riduce con il passare degli anni. Negli uomini con tumore della prostata e nelle donne con cancro della mammella l’aspettativa di vita è molto simile a quella della popolazione generale”.

Complessivamente al Nord si registrano dati migliori rispetto al Sud: le sopravvivenze più elevate sono in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). In Emilia-Romagna si registra la sopravvivenza più elevata per colon-retto (69%) e mammella (89%); per la prostata in Friuli Venezia-Giulia (95%); per il polmone, nonostante la sopravvivenza sia rimasta molto bassa, i dati migliori si registrano in Emilia-Romagna e Lombardia (18%).

Le 5 neoplasie a buona prognosi negli uomini sono quelle del

  • alla tiroide (95%),
  • melanoma (89%),
  • seno (87%),
  • Linfoma di Hodgkin (87%) e
  • vescica (78%).

Su questo parametro epidemiologico influiscono quindi sia gli interventi di prevenzione secondaria che la disponibilità e l’accesso alle terapie più efficaci”.

Oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. Il dato si riferisce alle persone che si sono ammalate nel 2005-2009, che presentano un miglioramento rispetto a coloro che hanno ricevuto la diagnosi nel quinquennio precedente (2000-2004, donne 60%, uomini 51%). Per i cinque tumori più frequenti (seno, colon-retto, polmone, prostata, vescica) questo passo in avanti si traduce in più di 6.270 persone vive.

  • Linfoma non Hodgkin (+6%),
  • colon-retto (+5%) e fegato, osso, pelvi e vie urinarie, tiroide e
  • mieloma multiplo (+4%).
  • testicolo (91%),
  • prostata (91%),
  • tiroide (90%),
  • melanoma (85%) e s
  • arcoma Kaposi (85%).

«In sostanza la decisione sul tipo di terapia da seguire per chi ha un tumore alla prostata nasce adesso ancor di più da una valutazione multidisciplinare», aggiunge Manrico Bosi, direttore dell’area di radioterapia dell’azienda.

C’è anche la terza strada: il trattamento farmaceutico, nei casi avanzati di tumore in cui non si può optare per chirurgia e radio. «Negli ultimi anni sono usciti farmaci che possono permettere in caso di progressione della malattia, di cronicizzarla per lunghi anni e con una bassissima incidenza di effetti collaterali», evidenzia Maurizio Bertuccelli, oncologo referente per il tumore alla prostata, che completa il team multidisciplinare di viale Alfieri. «Anche con una diagnosi precocissima di metastasi si può ugualmente arrivare alla guarigione».

OLTRE 200 NUOVI CASI L’ANNO. Nel 2015 a Livorno sono stati scoperti 211 nuovi casi di tumore alla prostata. «È l’altra faccia della medaglia del tumore della mammella nella donna», riflette Felipetto. I dati livornesi sono in linea con quelli nazionali: l’incidenza del tumore alla prostata è del 18%, terza causa di morte nella popolazione maschile dopo quelli al polmone e il colon-retto. Un dato che racconta chiaramente come se da un lato è vero che dal tumore alla prostata si guarisce, restano importanti percentuali di esiti infausti.

Davanti a questo bivio – chirurgia robotica e radioterapia – il malato di tumore deve essere guidato nella scelta terapeutica verso la scelta più adatta, avendo da oggi davanti il miglior ventaglio di opzioni.

Ogni anno scoperti oltre 200 casi: accanto alla radioterapia anche da viale Alfieri si accederà alla chirurgia mini-invasiva

CHIRURGIA, RADIOTERAPIA O FARMACI? «Proprio la radioterapia può dare gli stessi risultati della chirurgia – aggiunge Bosi -. Dal 2013 a Livorno siamo in grado di utilizzare tecniche avanzate di ultima generazione, che permettono di risparmiare i tessuti periferici, grazie a cui il paziente avrà una qualità di vita migliore e meno effetto collaterali, come infiammazioni rettali o disfunzioni urinarie».

LIVORNO. Un robot per curare il tumore alla prostata. Da oggi anche i pazienti ricoverati all’ospedale di Livorno potranno accedere direttamente alla chirurgia robot-assistita e laparoscopica eseguita a Pisa. Una tecnica mini-invasiva con tempi di degenza accorciati e perdite ematiche ridotte, che permette le dimissioni dopo due giorni dall’intervento e senza trasfusioni di sangue.

Si tratta di un’opzione che mancava per chi era in cura in viale Alfieri e che adesso è invece disponibile, grazie alle sinergie create dalla nascita della maxi-Asl della Toscana nord ovest. Il ritorno agli Spedali Riuniti del nuovo primario di urologia Renato Felipetto – che dirige anche l’unità operativa di Pisa – in questo senso ne è l’esempio: «Crescono le opportunità per i pazienti derivanti dalla sempre maggior collaborazione tra le varie specialità», sottolinea.

OBIETTIVO: GUARIRE SENZA INCIDERE SU POTENZA E INCONTINENZA. Una cosa è certa: negli ultimi anni la scienza ha fatto passi da gigante. E oggi l’attenzione dei malati è sempre più rivolta alla qualità di vita post-guarigione. «L’aspetto funzionale è importante nella scelta del paziente – continua il primario di urologia -. Il nodo è ponderare il trattamento per ottenere il miglior rapporto tra risultato oncologico e risultato funzionale. Si viaggia ormai verso una medicina di precisione e la chirurgia robot-assistita e la radioterapia garantiscono oggi una migliore qualità della vita, sia dal punto di vista della potenza che dell’incontinenza, i due aspetti su cui i pazienti basano la scelta della terapia».