I sintomi della prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna)

Alcuni farmaci, come gli antistaminici e i decongestionanti nasali, possono riducono la capacità della vescica di contrarsi. Dal momento che tali farmaci provocano un’ostruzione al flusso urinario, risultano controindicati nei soggetti affetti da ipertrofia prostatica benigna. Se il paziente è in terapia con uno di questi farmaci, è in genere necessario interromperne l’assunzione il prima possibile.

In questi diventa di grandissima importanza una corretta comunicazione tra paziente e urologo, lo specialista che si occupa dell’ipertrofia prostatica benigna, per trovare un equilibrio e dei compromessi adeguati a salvaguardare il più possibile la qualità di vita del paziente, attraverso tre strategie principali:

In caso in cui la prostata fosse troppo grossa e non fosse possibile ricorrere alla TURP è possibile prendere in considerazione un intervento più invasivo, praticando un’incisione sull’addome.

In caso di ostruzione delle vie urinarie, possono venire utilizzati gli alfa-bloccanti, i quali rilassano la muscolatura liscia della prostata e della vescica, incrementando il flusso urinario e dando così sollievo ai sintomi più comuni avvertiti dal paziente.

Una prostata ingrossata spesso diventa causa di sintomi legati alla minzione, ma a causa della patologia stessa o dei suoi trattamenti i pazienti possono lamentare talvolta anche effetti collaterali sessuali, in grado di incidere in modo rilevante sul benessere psicofisico del soggetto.

  • ritenzione acuta o cronica di urina,
  • infezioni urinarie,
  • calcolosi vescicale,
  • danni vescicali,
  • danni renali.
  • sia di un aumento di volume delle cellule prostatiche (ipertrofia),
  • sia di un loro aumento numerico (iperplasia).
  • ritenzione urinaria,
  • presenza di sangue nelle urine,
  • infezioni delle vie urinarie,
  • alterata funzionalità dei reni,
  • calcolosi delle vie urinarie.

Allorché il medico riscontrasse un aumento di volume della prostata potrebbe essere consigliabile il dosaggio del PSA totale e libero (antigene prostata-specifico) per escludere un tumore prostatico. Elevati livelli di PSA nel sangue, infatti, possono essere suggestivi di tumore, soprattutto se la prostata si presenta dura e nodulare alla palpazione. In tal caso, vanno effettuati accertamenti per giungere a una diagnosi di certezza.

Lo stato infiammatorio cronico che ne deriva predispone non solo a malattie cardiovascolari e metaboliche, come il diabete di tipo 2, ma anche a patologie della prostata e ai disturbi urinari ad essa associati (LUTS).

L’estratto di Serenoa di ha dimostrato di migliorare i sintomi più significativi dell’ipertrofia prostatica benigna (I.P.B) come la frequenza e la qualità della minzione urinaria.

Prostata ingrossata: un disturbo molto frequente in tutti gli uomini che superano i 45 – 50 anni di età. L’ingrossamento della prostata può essere causato da fattori ereditari o da modifiche dell’equilibrio ormonale. L’avanzare dell’età, una vita molto sedentaria, l’alimentazione e il sovrappeso possono essere considerati degli importanti fattori di rischio. In ultimo, l’ingrossamento può essere anche causato da un tumore della ghiandola prostatica.

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La prostata ingrossata causa nel paziente sintomi come la necessità di urinare frequentemente (dalle 8 alle 10 volte al giorno) sia di giorno (pollachiuria) che di notte (nicturia). La minzione può risultare difficile, con un flusso intermittente. Inoltre può esservi la sensazione di uno svuotamento incompleto della vescica, associato a sgocciolamento successivo alla minzione. Anche l’incontinenza può manifestarsi, anche se meno frequentemente, con la comparsa di dolore e – nei casi più gravi – la presenza di sangue nelle urine.

Sebbene non ci sia una diretta relazione tra prostata ingrossata e disfunzioni erettili, molti soggetti sperimentano entrambi i problemi insieme con una certa frequenza statistica. Approfondisci leggendo questo articolo.

I disturbi urinari delle basse vie urinarie, presenti in molte patologie, sono noti anche con l’acronimo anglosassone LUTS (“Lower Urinary Tract Symptoms”).

Fonte di beta-sitosteroli, sostanze che hanno un positivo effetto sul parenchima prostatico e capaci di migliorare la frequenza e il volume del flusso urinario. L’estratto dalla resina del pino marittimo (Pinus Pinaster), è uno dei più potenti composti anti-ossidanti presenti in natura.

Il ricorso al parere del medico specialista è sempre imprescindibile. Il medico visiterà il paziente facendo tutti gli accertamenti del caso e prescrivendo la terapia più opportuna. Ovviamente la cura prescritta sarà calibrata in base alla gravità del problema: dall’assunzione di integratori specifici alla cura farmacologica, fino ad arrivare all’intervento chirurgico. Nei casi in cui non è necessario ricorrere al bisturi, grande giovamento può venire dall’assunzione di farmaci o di integratori a base di estratti vegetali.

Il medico pone la diagnosi in base a:

Il medico tratta la malattia in base alla gravità dei sintomi e a quanto invalidanti sono per il quotidiano e le attività amate dal soggetto.

Perlopiù, la sintomatologia è dovuta a:

I farmaci seguenti rilassano la muscolatura liscia della prostata e del collo vescicale per migliorare il flusso di urina e ridurre l’ostruzione vescicale:

La raccolta della storia medica del soggetto e della sua famiglia è tra le prime azioni che possono essere di ausilio nella diagnosi di ipertrofia prostatica benigna. Il medico può chiedere al paziente:

Il medico consiglierà cambiamenti nello stile di vita a soggetti con sintomi di entità lieve o modesta. I cambiamenti nello stile di vita possono includere:

In commercio esistono diversi integratori che promettono di dare sollievo ai sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, anche se purtroppo spesso i claim pubblicitari non sono supportati da una ricerca di qualità.

Con l’eccezione della prostatectomia a cielo aperto, sono tutti interventi condotti per via transuretrale. Queste procedure richiedono l’anestesia locale, regionale o generale e possono necessitare di una degenza ospedaliera.

  • finasteride e doxazosina,
  • dutasteride e tamsulosina,
  • alfabloccanti e antimuscarinici.