I sintomi della prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna)

  • l’età maggiore di 50 anni,
  • la familiarità,
  • alcune patologie come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari,
  • la mancanza di esercizio fisico.

Allorché il medico riscontrasse un aumento di volume della prostata potrebbe essere consigliabile il dosaggio del PSA totale e libero (antigene prostata-specifico) per escludere un tumore prostatico. Elevati livelli di PSA nel sangue, infatti, possono essere suggestivi di tumore, soprattutto se la prostata si presenta dura e nodulare alla palpazione. In tal caso, vanno effettuati accertamenti per giungere a una diagnosi di certezza.

Moltissimi pazienti sperimentano poi disturbi dell’eiaculazione, in particolare sotto forma di eiaculazione retrograda (l’espulsione di sperma avviene in vescica, anziché all’esterno, definendo così un quadro di orgasmo asciutto); si tratta di un effetto collaterale molto comune dei farmaci alfa-litici utilizzati nel trattamento della prostata ingrossata.

  • ritenzione urinaria,
  • presenza di sangue nelle urine,
  • infezioni delle vie urinarie,
  • alterata funzionalità dei reni,
  • calcolosi delle vie urinarie.

Queste due classi di farmaci possono essere utilizzati singolarmente o in associazione.

La prostata è una ghiandola a forma di castagna, la cui funzione è quella di produrre la parte liquida dell’eiaculato. Si trova appena al di sotto della vescica e davanti al retto, con cui è in contatto. Circonda la porzione iniziale dell’uretra, quel condotto che mette in comunicazione la vescica con l’ambiente esterno permettendo l’eliminazione dell’urina.

Alcune condizioni possono aggravare una ritenzione urinaria, tra cui:

In caso in cui la prostata fosse troppo grossa e non fosse possibile ricorrere alla TURP è possibile prendere in considerazione un intervento più invasivo, praticando un’incisione sull’addome.

  1. imparare a ridurre l’introito di liquidi prima di uscire o prima di andare a dormire,
  2. ridurre o evitare le bevande alcoliche o contenenti caffeina,
  3. non assumere o limitare l’assunzione di farmaci decongestionanti nasali, antidepressivi, antistaminici, diuretici,
  4. allenare la vescica a trattenere l’urina,
  5. praticare esercizi che rinforzano la muscolatura pelvica.

Da un punto di vista sintomatologico, il paziente riferisce la presenza di un flusso urinario ridotto, spesso intermittente, e un aumento del numero delle minzioni, soprattutto di notte. Può inoltre essere presente uno stimolo urgente a urinare, difficoltà a iniziare la minzione, uno sgocciolamento e una sensazione di incompleto svuotamento della vescica dopo aver terminato la minzione. Il mancato trattamento può portare a episodi di ritenzione urinaria acuta (cioè non riuscire in alcun modo ad urinare) dovuta a una completa ostruzione dell’uretra da parte della prostata ipertrofica che necessita il posizionamento di un catetere vescicale per permettere lo svuotamento della vescica.

Accanto a possibili modifiche da attuare nello stile di vita del paziente che possono portare a un miglioramento dei sintomi , il primo approccio terapeutico è di solito di tipo farmacologico. Esistono diverse tipologie di farmaci efficaci a livello prostatico: gli α-litici, gli inibitori della 5α-reduttasi e anche fitoterapici (Serenoa Repens). La terapia farmacologica è una terapia a lungo termine che a seconda dei casi, può essere sufficiente a curare i sintomi del paziente.

Ospedale San Raffaele – Milano, via Olgettina 60, 20132 Milano, Italia – Tel. 02 26 431
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Il trattamento dell’IPB si avvale di vari strumenti terapeutici, con lo scopo di migliorare la sintomatologia del paziente, la sua qualità di vita ed evitare le complicanze a lungo termine che vanno dalla ritenzione urinaria, alla calcolosi vescicale ed alla insufficienza renale cronica.

In caso di inefficacia della terapia farmacologica, il paziente dovrà essere indirizzato verso una terapia chirurgica. Esistono diverse opzioni chirurgiche per l’IPB, tutte volte alla risoluzione dell’ostruzione al deflusso di urina attraverso l’asportazione dell’adenoma prostatico, responsabile dell’ostruzione stessa. Si passa da interventi endoscopici come la TURP (Resezione endoscopica Trans-Uretrale della Prostata) a interventi a cielo aperto, come l’ATV (Adenectomia prostatica Trans-Vescicale), quest’ultima necessaria in caso di prostate di grandi dimensioni. Attualmente è inoltre disponibile una tecnica chirurgica che permette l’asportazione dell’adenoma prostatico per via endoscopica, anche in caso di grosse dimensioni. Tale tecnica si avvale dell’utilizzo del “laser ad Olmio” ed è definita HoLEP (Enucleazione Della Prostata con Laser a Olmio).

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia molto comune nella popolazione maschile. Si definisce come la crescita del tessuto prostatico della zona periuretrale (adenoma prostatico) andando a creare nel tempo problemi all’atto della minzione. Il volume della prostata va incontro a una fisiologica crescita con l’avanzare dell’età, per effetto di squilibri ormonali e dell’azione di numerosi fattori di crescita. Circa il 60% degli uomini oltre i 60 anni di età soffre di disturbi della minzione che possono essere secondari all’ipertrofia prostatica o ad altre componenti dovute a un’alterata funzione vescicale. Si stima che circa il 30% degli uomini sopra i 65 anni, soffra di sintomi urinari severi legati all’ipertrofia prostatica.

Un esame clinico accurato, comprendente anche l’esplorazione rettale, è importante per escludere eventuali altre patologie che possono dare una sintomatologia sovrapponibile. Tra gli esami utili alla diagnosi vi sono l’uroflussometria e lo studio urodinamico pressione-flusso, che permettono di valutare il flusso dell’urina e le conseguenze sul funzionamento vescicale causate dall’ostruzione al flusso urinario. Viene di solito richiesto, inoltre, il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico) i cui valori possono essere elevati a causa dell’aumento del volume prostatico e devono essere interpretati correttamente per escludere l’eventuale coesistenza di una malattia maligna della prostata. Tra le altre indagini richieste vi è di solito un esame delle urine con urinocoltura, che permette di escludere un’eventuale infezione delle vie urinarie, in grado di simulare una sintomatologia analoga a quella dell’IPB.

TERAPIE CHIRURGICHE

La strategia terapeutica da attuare, sarà dunque basata sul grado di severità della sintomatologia del paziente e del conseguente impatto sulla sua vita quotidiana, discutendo i possibili rischi e benefici delle diverse opzioni terapeutiche.

Quando I sintomi peggiorano, pur in presenza di una terapia farmacologica già in atto
Quando la vostra IPB dà luogo a complicanze o se vi è il rischio che queste si presentino in futuro:

Nei casi di prostate con volume superiore a 80 cc, poiché altre tecniche comporterebbero tempi operatori più lunghi, oppure nel caso siano presenti voluminosi calcoli vescicali o diverticoli.

La dimissione avviene in genere dopo 5-7 giorni dall’intervento; per qualche tempo è possibile osservare sangue nelle urine e vi può essere dolore od urgenza minzionale. Sono necessarie diverse settimane per un recupero completo.
Per 4-6 settimane non saranno consentiti lavori gravosi, sollevamento di pesi superiori a 5 Kg, uso della bicicletta e sport pesanti, bagni termali e sauna.

Ogni categoria di farmaci ha un’azione diversa e può presentare risultati ed effetti collaterali diversi.

L’intervento viene effettuato in anestesia spinale o generale; l’urologo utilizza un resettore per raggiungere la vescica attraverso l’uretra, senza incisioni esterne, visionando le immagini su di un monitor esterno ad alta definizione; all’interno del resettore passa la fibra laser.

Uno degli esami fondamentali che dovranno essere eseguiti è il PSA (antigene prostatico specifico): esso è una proteina prodotta dalla prostate e può aumentare in caso di ipertrofia prostatica benigna, infiammazione, tumore prostatico.

• Semi di Pompelmo (Cucurbita pepo)
• Erba stella sudafricana (Hypoxis rooperi)
• Corteccia del susino africano (Pygeum africanum)
• Polline di segale (Secale cereal)
• Bacche della palma nana Americana (Serenoa repens)
• Radici di ortica (Urtica dioica)

Solamente il Tadalafil è stato approvato per il trattamento della IPB e quindi pazienti affetti sia da deficit erettile e da IPB possono trarre vantaggio da questo farmaco; il costo però non è coperto dal servizio sanitario.

Astenersi da attività sessuale per 2-3 settimane; per alcune settimane è possibile osservare sangue nello sperma. Dopo la TURP non vi sarà più l’emissione del liquido seminale all’esterno, esso andrà in vescica e sarà espulso con le urine.
In caso di febbre, dolore, sangue nelle urine, difficoltà ad urinare sarà necessario rivolgersi sollecitamente al proprio urologo od all’ospedale.