Prostata peperoncino

Capsaicina e capsicolo

Evitare cibi dannosi alla prostata, anzitutto, quelli che un tempo non a caso venivano considerati afrodisiaci, per il semplice fatto che infiammavano l’area, creando un artificiale impulso al coito: moderazione dunque nel mangiare peperoncino (non più di due volte a settimana, ammonisce Mirone), ma anche birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè, e aragoste. Vanno bene invece cibi con antiossidanti, dalle carote agli spinaci, dal kiwi alle carni rosse.

Queste sostanze hanno diverse azioni sul nostro organismo:

Ad alcuni volontari sani è stato somministrato del peperoncino sia durante i pasti sia fuori pasto. Sono stati studiati alcuni parametri prima e dopo la somministrazione del peperoncino. Sono emersi alcuni dati molto interessanti.

Di rilevante importanza sono anche le grandi quantità di vitamine contenute nel peperoncino crudo e fresco, in particolare la vitamina C, che per inciso, fu scoperta proprio nei peperoncini. La pianta del peperoncino è così ricca di questo principio, che fu proprio studiando i suoi effetti che lo studioso ungherese Szent Gyorgyi scoprì questa importantissima vitamina che gli valse il Nobel.

La lecitina contrasta l’accumulo di colesterolo.

Firenzuoli fa notare che in popolazioni in cui la cultura e il consumo del peperoncino sono largamente diffusi, come ad esempio tra i messicani, l’incidenza del cancro alla prostata non differisce significativamente dai paesi dove tale frutto è consumato in maniera più limitata. L’esperto fa notare inoltre la contraddizione presente nello studio degli urologi, che consigliano un elevato consumo di alimenti antiossidanti: il peperoncino è tra tutti i vegetali quello con più spiccata attività antiossidante, maggiore anche di quella dei broccoli e delle carote.

Sostanze azotate (circa 15%) e sostanze non azotate (circa 30%)

Il peperoncino contiene tantissime sostanze che interagiscono con il nostro organismo:
vitamine: A, B1, B2, C, E, PP, K

Procediamo per punti: l’ipotesi che ci sia un legame tra Ipb e tumore è oggetto di studi scientifici, ma al momento non possiamo affermare che l’ipertrofia possa trasformarsi in cancro. Sono entrambe patologie molto frequenti, spesso coesistono, ma sono diverse l’una dall’altra.

La corretta alimentazione è un punto di partenza fondamentale anche per la regolarità della funzione intestinale: sia la stipsi cronica che la diarrea devono essere evitate perché possono irritare la ghiandola.

Infine, per una «prostata in salute» la prevenzione parte a tavola: bisogna evitare soprattutto quei cibi che venivano considerati afrodisiaci e che in realtà infiammano semplicemente l’area. Dunque, moderazione nel consumo di peperoncino, birra, insaccati, spezie, pepe, grassi saturi (che provengono da carni rosse cotte alla griglia, formaggi e fritti), superalcolici, caffè e crostacei, specie per chi già soffre di frequenti irritazioni alla prostata.

Ma chi soffre di ipertrofia prostatica benigna (Ipb) va incontro a maggiori rischi di sviluppare un tumore della prostata? E cosa si può fare per mantenere l’organo in salute? Grazie

Il tumore invece si sviluppa quasi sempre nella porzione periferica della ghiandola, non è in contatto diretto con la vescica e quindi, specie nella fase iniziale, non da segni di sé e non da sintomi.

L’aumento volumetrico (appunto, l’ipertrofia prostatica benigna) è un fenomeno legato all’età, e si verifica, più o meno, in tutti gli uomini a partire dai 35-40 anni. Interessa l’area più interna della prostata, quella cioè a contatto con il collo della vescica ed è quindi responsabile dei sintomi urinari (frequenza, urgenza e difficoltà a urinare) che si manifestano a partire dai 50 anni.

E’ essenziale non sottovalutarli, tenerli sotto controllo ed evitare tutti i rischi legati all’ostruzione urinaria. Basta una semplice terapia medica, adatta al caso, per risolvere definitivamente questi disturbi.

Altre situazioni, come una semplice infiammazione o la stessa ipertrofia prostatica benigna, possono determinare variazioni di dosaggio rispetto alla norma. In questi casi, specie se il test è stato eseguito su base spontanea e non richiesto dal medico, è indispensabile consultare uno specialista urologo che possa dare la giusta interpretazione. Ed è importante evitare di sottoporsi ad altri esami, solo così «per sentito dire», che possono rivelarsi inutili e confondenti.

E’ opportuno, poi, bere almeno due litri di acqua al giorno a piccoli sorsi e frequentemente nell’arco delle 24 ore. E praticare attività fisica regolarmente è un toccasana, così come l’attività sessuale, che non solo non è nociva, ma se praticata con regolarità ha sicuramente effetti benefici.