Prostatectomia radicale chirurgica

L’intervento viene generalmente effettuato in anestesia “loco-regionale”, cioè mediante una piccola iniezione di anestetico a livello della colonna vertebrale (generalmente in associazione ad una sedazione) oppure in anestesia generale.

La decisione del chirurgo sul tipo di strategia e chirurgia da utilizzare, dipende da una valutazione delle caratteristiche, delle dimensioni e dell’estensione del tumore.

  • A cielo aperto. Si tratta di un intervento abbastanza complesso che prevede l’asportazione della prostata mediante l’incisione dell’addome – dal pube all’ombelico – o dell’area compresa tra scroto e ano (questa metodica viene effettuata raramente).
  • Laparoscopia. È un intervento di una durata sicuramente superiore al precedente ma con dei tempi di recupero decisamente più brevi: viene effettuato mediante piccole incisioni di circa 1 cm nella parte inferiore dell’addome che permettono l’inserimento di una videocamera e degli opportuni strumenti per procedere con l’asportazione della prostata.
  • Chirurgia robotica. Consiste in un intervento che ha le stesse caratteristiche di quello laparoscopico ma che prevede anche l’impiego di un robot. Questa tecnica consente di operare con un ingrandimento visivo di circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni, consentendo di eseguire l’intervento con una accuratezza superiore a quello della chirurgia a cielo aperto o della chirurgia laparoscopica classica.
    Anche in questo caso i tempi di recupero sono brevi, ma richiede la presenza di un’apparecchiatura specializzata.

I tessuti asportati durante l’intervento chirurgico vengono analizzati con lo scopo di ottenere ulteriori informazioni sulla malattia e stabilire alcuni importanti parametri come l’estensione del tumore, e quindi lo stadio, caratteristiche biologiche della malattia che ne caratterizzano l’aggressività.

Considerando la portata dell’intervento, possono tuttavia esserci delle conseguenze negative per il paziente sottoposto alla prostatectomia radicale. Gli effetti collaterali più importanti possono essere la disfunzione erettile, cioè la riduzione o l’assenza di erezione, e l’incontinenza urinaria.

Alla rimozione del catetere vescicale, è normale osservare delle perdite involontarie di urina. Il recupero della continenza urinaria necessita di alcuni mesi, in base al tipo di intervento effettuato e alla scelta della tecnica chirurgica.

Le risposte ottenute consentono di valutare la necessità di affiancare una terapia adiuvante, che sia cioè di aiuto all’intervento chirurgico, come la radioterapia o la terapia ormonale.

Generalmente dopo l’intervento, in assenza di complicazioni, la dimissione dall’ospedale avviene dopo circa una settimana. Il catetere vescicale, che viene posizionato durante l’intervento, viene mantenuto in sede per un periodo di solito variabile da 5 a 10 giorni, in base alla tecnica operatoria eseguita, alle condizioni locali intra-operatorie e del decorso post-operatorio. Durante questo periodo vengono somministrati alcuni farmaci con lo scopo di favorire il decorso operatorio e la guarigione della ferita chirurgica.

La riabilitazione gioca un ruolo cruciale nella riduzione dell’incontinenza e, quando possibile, dovrebbe essere iniziata prima dell’intervento chirurgico.

La rimozione della prostata può essere raccomandata nei seguenti casi:

I rischi per qualsiasi anestesia sono:

Sebbene l’approccio transuretrale è quello più usato, ci sono altre procedure chirurgiche per l’asportazione della prostata, come il transvesical, l’approccio retropubica e sovrapubica. Il vantaggio principale dell’approccio transuretrale è che nessuna incisione esterna è realizzata, tuttavia, è difficile da rimuovere una prostata di grandi dimensioni utilizzando TURP.

  • incapacità di svuotare completamente la vescica (ritenzione urinaria)
  • sanguinamento ricorrente della prostata
  • calcoli alla vescica con l’allargamento della prostata
  • minzione estremamente lento
  • cancro della prostata fase A o B
  • aumento della pressione su ureteri e reni (idronefrosi) di ritenzione urinaria
  • problemi di controllo urinario (incontinenza)
  • difficoltà di ottenere e mantenere un’erezione (impotenza)
  • perdita di fertilità spermatozoi (infertilità)
  • passaggio dello sperma nella vescica anziché attraverso l’uretra (eiaculazione retrograda)
  • stenosi uretrale (restringimento del punto urinario)

La chirurgia della prostata non è raccomandato per gli uomini che hanno:

  • disturbi della coagulazione del sangue
  • malattie della vescica (vescica neurogena)

TUIP è simile alla TURP, ma di solito è effettuata su persone che hanno una prostata relativamente piccola. Questa procedura viene di solito eseguita su una base ambulatoriale e di solito non necessitano nessun tipo di ricovero.

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