Resezione prostatica: in cosa consiste

Complicanze postoperatorie

Le cause e gli effetti
Non si conosce con esattezza la causa della IPB. Alcuni ricercatori ritengono che sotto lo stimolo delle minzionicontinue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all’uretra una sostanza capace di causare l’accrescimento delle ghiandole vicine. Un ruolo essenziale sembra essere svolto dall’assetto ormonale che si viene a creare con il passare degli anni. La IPB può potenzialmente iniziare a svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti si sviluppa con la medesima modalità e velocità. I sintomi principali associati all’IPB sono pollachiuria, nicturia, sensazione di incompleto svuotamento, minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta. Quest’ultima diventa una vera urgenza urologica che richiede il posizionamento di un catetere vescicale al fine di svuotare la vescica. L’esplorazione rettale, l’ecografia prostatica trans-rettale e l’uroflussimetria sono sicuramente necessarie per un corretto studio della malattia.

  • Incontinenza urinaria (2.2% dei casi), che può essere dovuta a deficit sfinterico (incontinenza da sforzo) oppure a iperattività della vescica;
  • Sclerosi del collo vescicale (1.7% dei casi);
  • Stenosi dell’uretra (3.1% dei casi);
  • Deficit delle erezioni (10-15% dei casi);
  • IPB recidiva: a causa della possibile ricrescita di tessuto prostatico la probabilità di dover ricorrere ad una revisione della loggia prostatica entro 8 anni dopo questo intervento è pari al 12-15%

Follow-Up: La prima visita di controllo, se non presenti complicanze, viene eseguita al momento del ritiro dell’esame istologico, di solito entro trenta giorni. In tale occasione il paziente esibisce recente esame urine, urinocoltura ed eventuale antibiogramma. Il successivo controllo è di norma prescritto dopo 3 mesi con dosaggio PSA ed uroflussimetria con valutazione del residuo vescicale post-minzionale. Dopo questa visita il paziente potrà essere sottoposto al normale controllo periodico annuale durante il quale sarà sempre valutato il PSA e l’ uroflussimetria, esami che permetteranno al medico di valutare la salute della prostata (parte residua) e seguire il paziente nel lungo termine attraverso la periodica valutazione della funzione urinaria.

Interventi chirurgici
Qualora il trattamento medico risulti inefficace è necessario intervenire chirurgicamente con interventi atti a rimuovere l’adenoma prostatico sia con tecniche endoscopiche (resezione trans-uretrale di prostata) sia a cielo aperto (per via trans-vescicale).

L’adenomectomia chirurgica: è l`intervento tradizionale, che si esegue con un accesso addominale sovrapubico ed é riservato alle prostate di grosse dimensioni, >100 gr.

Il Trattamento
Esistono cure farmacologiche e terapie di tipo chirurgico:

Distruzione della prostata con laser (clicca qui): tipi diversi di laser vengono introdotti per via trans-uretrale per distruggere il tessuto adenomatoso. Alcuni urologi considerano le tecniche laser sostitutive dei metodi precedenti in quasi tutti i casi, altri sono più selettivi. La chirurgia laser presenta vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali: meno pericolosa, permette una degenza più breve, ma ha anche alcuni svantaggi: a volte più dolori nel postoperatorio, una convalescenza più lunga ed una tecnica chirurgica che può essere maggiormente complicata.
Recentemente sono state proposte nuove terapie alternative: le diverse forme di termoterapia; esse sono tutte ambulatoriali e minimamente fastidiose per il paziente. Non tutte sono però parimenti efficaci. Ciò nonostante, almeno per alcune di esse, l’assenza di complicanze significative e la minor invasività le rendono una strada alternativa interessante.
Come nel caso delle prostatiti, anche l’Ipertrofia Prostatica Benigna può ricomparire a seguito di un primo trattamento. Per ognuna delle tecniche sopra elencate, infatti, esiste la possibilità che si renda necessario un nuovo intervento per rimuovere tessuto adenomatoso residuo o ricresciuto.

Turp (clicca qui). L’Ipertrofia Prostatica Benigna consiste in un ingrossamento della prostata. Con l’aumentare dell’età la porzione centrale della ghiandola (posta a manicotto intorno al canale urinario) tende a svilupparsi in maniera eccessiva e spropositata. A causa del suddetto ingrossamento il canale urinario (uretra) può essere compresso e schiacciato così come la parte periferica della ghiandola. Dopo diversi anni di sviluppo la IPB può anche raggiungere le dimensioni di una arancia. L’Ipertrofia Prostatica Benigna (il concetto di benignità è esclusivamente istologico) è caratterizzata oltre che dall’aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (pollachiuria e nicturia), anche da una sensazione di incompleto svuotamento, da minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta.

  • emorragia
  • ritenzione urinaria
  • infezione urinaria
  • orchiepididimite
  • complicanze peri-operatorie che includono broncopolmonite, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, osteite del pube, infezione della ferita chirurgica
  • incontinenza urinaria
  • sclerosi del collo vescicale
  • stenosi dell’uretra
  • eiaculazione retrograda (responsabile di probabile sterilità)
  • deficit delle erezioni

La TUMT o termoterapia transuretrale a microonde (Trans-Urethral Microwave Thermotherapy) si effettua inserendo in uretra una sonda che induce la necrosi del tessuto della prostata tramite la produzione di onde termiche. Dopo l’intervento il paziente deve portare il catetere per un breve periodo, il decorso è di cica due mesi.

Dopo 10-15 giorni dall’intervento si può riprendere l’attività lavorativa.

Nota importante è che, in questi casi, la fertilità del paziente viene irrimediabilmente compromessa e quindi il paziente deve essere avvisato di questa conseguenza.

La TURP si effettua su prostate di piccole-medie dimensioni, in anestesia spinale. Una piccola telecamera collegata ad un monitor permette anche al paziente di seguire tutte le fasi dell’intervento. Viene posizionato un catetere urinario che va tenuto per circa 3-4 giorni. La degenza in ospedale si aggira intorno ai 3-6 giorni.

L’adenectomia prostatica (o intervento di Millin), viene effettuata o in anestesia generale o spinale. Si effettua un’incisione sotto-ombelicale e si raggiunge la prostata per via trans-vescicale. Viene aperta la sua capsula ed enucleata con un dito la parte adenomatosa della prostata. Viene posizionato sia un catetere di drenaggio che quello vescicale, che dovrà essere tenuto per circa 7 giorni.

La ILC o coagulazione laser interstiziale (Interstitial Laser Coagulation) utilizza il laser per coagulare il tessuto della prostata. Il catetere va portato per una o due settimane e il decorso post-operatorio è di due-tre mesi.

La rimozione della prostata è consigliata quando il paziente è incapace di svuotare in maniera corretta la vescica, quando si verificano sanguinamenti ricorrenti della prostata, in presenza di calcoli in vescica, in presenza di idronefrosi e di minzione estremamente lenta.

TUMT e TUNA sono glin interventi consigliati per una prostata che non superi i 50 g di peso.