Tumore prostata metastasi ossee speranza di vita

Nel 2012, un nuovo promettente farmaco chemioterapico, abiraterone acetato, è stato approvato dalla Food and Drug Administration. L’abiraterone acetato può essere utilizzato in combinazione con prednisone. Insieme, questi due farmaci possono rallentare la diffusione delle metastasi alla prostata negli uomini per i quali l’ADT ha smesso di funzionare. Un altro farmaco chemioterapico, il docetaxel, nei test sta rispondendo bene in combinazione con l’ADT.

Carcinoma metastatico alla prostata con metastasi ossee e coinvolgimento scheletrico:

sopravvivenza a cinque anni: 3 per cento.

Uno studio ha dimostrato che l’impatto dei nuovi trattamenti sulla speranza di vita per il cancro alla prostata ha portato avanzamenti importanti. I ricercatori hanno scoperto che gli uomini che ricevono nuovi trattamenti vivono, in media, due anni in più di quanto avrebbero potuto 10 anni fa.

Tumore prostata metastasi ossee speranza di vita: i pazienti con malattia metastatica sono considerati a rischio molto alto dal NCCN (National Comprehensive Cancer Network), che ha aggiunto una quarta classe per questi casi.
La terapia ormonale è il cardine del trattamento per la malattia metastatica (stadio D2). La guarigione è rara, se mai possibile, ma nella maggior parte dei pazienti si verificano risposte soggettive o obiettive sorprendenti al trattamento. Il tempo mediano alla progressione clinica dei pazienti con malattia metastatica è di circa un anno e mezzo, con una sopravvivenza mediana di 2.5-3 anni.

Uno studio condotto da alcuni ricercatori in Belgio ha analizzato l’effetto che hanno le metastasi ossee sui tassi di sopravvivenza per gli uomini con cancro alla prostata. Essi hanno scoperto che le metastasi ossee hanno un forte effetto sui tassi di sopravvivenza. I risultati hanno mostrato tassi di sopravvivenza come descritti di seguito:

Vaccini come il sipuleucel-T vengono ora utilizzati per spingere il sistema immunitario ad attaccare le cellule tumorali della prostata. Questi vaccini sono simili a quelli che vengono utilizzati per rafforzare la risposta del sistema immunitario alle malattie infettive. I vaccini vengono creati in laboratorio utilizzando cellule dal corpo.

In generale, un certo numero di fattori influenza l’aspettativa di vita, tra cui:

La terapia ormonale, indicata anche come terapia di deprivazione androgenica (ADT), è normalmente la prima linea di trattamento per rallentare la diffusione del cancro alla prostata. Gli ormoni maschili chiamati androgeni guidano una più veloce diffusione delle cellule tumorali della prostata. La riduzione o il blocco di questi ormoni può privare le cellule tumorali del carburante di cui hanno bisogno per crescere.

La radioterapia prevede la distruzione delle cellule tumorali mediante la somministrazione di radiazioni ad alta energia, dirette al tumore metastatico e al tessuto adiacente. Il trattamento consente di controllare la progressione della malattia e di prevenire le fratture patologiche. In funzione di quante aree sono colpite dalla metastasi, possono essere bersaglio del trattamento radioterapico una o più ossa.

  • Posizione ed estensione delle metastasi;
  • Intensità del dolore;
  • Numero di sedi dolorose;
  • Sede del tumore primitivo;
  • Tipo di lesioni (osteolitiche vs. osteoblastiche);

Le metastasi ossee, di solito, non sono curabili. Tuttavia, i progressi nelle tecniche chirurgiche, nonché l’impiego di radiazioni mediche e di terapie farmacologiche appropriate, hanno notevolmente migliorato la qualità di vita del paziente oncologico con metastasi ossee.

Le metastasi ossee possono causare una vasta gamma di sintomi, che possono compromettere la qualità della vita o accorciare la sopravvivenza del paziente. Alcuni tumori metastatizzano più facilmente alle ossa: mammella, polmone, prostata, tiroide e rene.
Segni e sintomi delle metastasi ossee comprendono:

  • Farmaci anti-riassorbitivi: sono comunemente usati per trattare le persone con osteoporosi, ma possono anche aiutare i pazienti con metastasi ossee. Questi farmaci possono rafforzare le ossa, riducendo le fratture patologiche ed il dolore. I farmaci anti-riassorbitivi possono anche diminuire il rischio di sviluppare metastasi ossee in altre sedi. La terapia può causare dolore e problemi renali temporanei. In rari casi, i farmaci anti-riassorbitivi aumentano il rischio di osteonecrosi avascolare.
  • Farmaci per controllare il dolore: gli antidolorifici, come l’ibuprofene o la morfina, possono controllare i sintomi causati dalle metastasi ossee.
  • Chemioterapia: prevede l’uso di farmaci per arrestare la proliferazione delle cellule tumorali. L’effetto della chemioterapia è sistemico, quindi influenza l’intero organismo e danneggia anche le cellule sane. Per questo motivo il regime terapeutico è realizzato in cicli che prevedono periodi di riposo. I farmaci chemioterapici vengono somministrati per via orale, endovenosa o intramuscolare. Gli effetti collaterali dipendono dalla durata del trattamento e dalla dose utilizzata; possono includere affaticamento, perdita di capelli, nausea e vomito.
  • Terapia ormonale: alcuni tipi di tumore sono sensibili agli ormoni, come gli estrogeni, i quali possono stimolare la proliferazione delle cellule neoplastiche. La terapia ormonale ha quindi l’obiettivo di limitare gli effetti degli ormoni sulla progressione della malattia. Il trattamento può comportare l’assunzione di farmaci che sopprimono la produzione degli ormoni responsabili o bloccano la loro interazione con le cellule tumorali. La terapia presenta effetti collaterali simili alla menopausa (nella donna), legati alla fluttuazioni ormonali, tra cui vampate di calore, anemia e perdita di desiderio sessuale.
  • Bifosfonati: questi farmaci possono essere utilizzati per stabilizzare la massa ossea e rallentare il processo degenerativo delle metastasi. I bifosfonati sono utili anche per il trattamento del dolore e dell’ipercalcemia. La forma orale è generalmente ben tollerata, ma la terapia a lungo termine può comportare diversi effetti collaterali, come ad esempio: artralgie ed osteonecrosi della mandibola.

In condizioni normali, l’osso subisce un rimodellamento continuo: gli osteoclasti mediano il riassorbimento (demoliscono il tessuto osseo), mentre gli osteoblasti sono responsabili della deposizione ossea (costruiscono il tessuto osseo). La disregolazione di questi processi da parte delle cellule tumorali conduce a due diversi fenotipi:

  • Trattare il tumore primitivo;
  • Ridurre l’estensione delle metastasi;
  • Gestire il dolore e i danni alla struttura ossea.
  • Metastasi ossee osteolitiche: caratterizzate dalla distruzione di osso normale in una particolare area; è il danno più comune nei tumori che si sono diffusi dal polmone, dalla tiroide, dal rene e dal colon.
  • Metastasi ossee osteoblastiche: la deposizione di nuovo tessuto avviene in risposta alla diffusione del cancro. Il processo determina una crescita anomala, dove la struttura ossea è debole e deformata. È più spesso riscontrato in tumori della prostata, della vescica e dello stomaco.

Il trattamento può rappresentare un’opzione se la condizione provoca un dolore che non può essere controllato efficacemente con farmaci antidolorifici. A seconda della situazione, il regime radioterapico può prevedere la somministrazione di una o più dosi, per un determinato periodo di tempo. Gli effetti collaterali dipendono dal sito da trattare. In generale, la radioterapia provoca stanchezza, reazioni cutanee lievi, disturbi di stomaco e diarrea. L’obiettivo primario del trattamento è quello di alleviare il dolore, producendo effetti collaterali minimi. Anche se i diversi tumori rispondono in modo variabile alle radiazioni, in genere, è improbabile che la radioterapia si riveli curativa; pertanto, il medico deve bilanciare i potenziali benefici e rischi del trattamento per ogni paziente. In caso di più metastasi ossee, possono essere somministrati per via endovenosa dei radiofarmaci. Una volta nel corpo, le particelle radioattive viaggiano alle aree di metastasi ossea e producono selettivamente il loro effetto.

Le metastasi si possono verificare quando le cellule tumorali si staccano dal tumore primario, dove inizia il cancro.
Le cellule possono entrare nel flusso sanguigno o linfatico e arrivare al midollo osseo.
La matrice del midollo osseo secerne citochine, cioè delle proteine che possono attrarre le cellule tumorali.
Le cellule tumorali possono rimanere nascoste e inattive nell’osso per un lungo periodo.
A un certo punto le cellule possono cominciare a moltiplicarsi e a generare nuovi vasi sanguigni per avere l’ossigeno e il cibo necessari.
Questo permette la formazione di uno o più tumori.

  • Bloccano l’erosione dell’osso da parte delle cellule chiamate osteoclasti,
  • Possono stimolare indirettamente gli osteoblasti che producono il tessuto osseo.

Nel 25% dei casi le metastasi ossee non causano sintomi e la diagnosi viene fatta con esami eseguiti per altre ragioni. Negli altri casi, le metastasi ossee possono causare forti dolori.
In un primo momento può essere difficile dire cosa stia causando i sintomi.
Bisogna ricordare che non tutti i dolori sono causati dal cancro.
È importante informare subito il medico se si avverte uno qualsiasi dei seguenti sintomi di metastasi ossee:

  • Aumentano la temperatura in una zona circoscritta del corpo
  • Causano la morte delle cellule.

Si tratta di una nepolasia secondaria che si sviluppa in un altro organo e poi si diffonde al tessuto osseo attraverso:

Questa è una lista parziale e quasi tutti i tumori possono diffondersi alle ossa.

Durante la terapia della metastasi scheletrica è importante conoscere i fattori prognostici per la guarigione delle metastasi ossee.
Ci sono sei fattori che predicono la sopravvivenza in caso di metastasi ossee:

Tra i test utilizzati per la ricerca delle metastasi ossee ci sono:
Radiografia (Rx) è il primo esame che si effettua, ma nelle fasi iniziali non mostra alterazioni dell’osso. Negli stadi successivi se si è formata una massa si vedono delle aree chiare ed estese, mentre una metastasi ossea osteolitica diventa una macchia più scura nella radiografia.
Scintigrafia ossea: oggi si utilizza meno frequentemente rispetto al passato per ricercare le metastasi ossee e a volte può essere difficile distinguere il tumore da altre malattie dell’osso;
Tomografia a emissione di positroni (PET): è una tecnica molto sensibile per individuare le metastasi ossee. Si utilizza per ricercare le aree di crescita del tumore attivo nell’osso;
Risonanza magnetica nucleare (RMN);
Tomografia assiale computerizzata (TAC).
Biopsia ossea: consiste nel prelievo di una parte dell’osso per l’analisi in laboratorio. Serve per stabilire se la massa è un tumore primitivo (sarcoma) o la metastasi di un cancro non osseo.
Analisi del sangue per sapere se ci sono i marker tumorali:

  • Rene (carcinoma renale a cellule chiare),
  • Tiroide.