Turp prostata convalescenza

Rivolgersi al medico se si manifestano i sintomi di un’infezione, come febbre, sanguinamento persistente, impotenza che duri più di tre mesi o dolore che non possa essere lenito con farmaci.

Solitamente, nei casi di ipertrofia prostatica benigna, l’intervento chirurgico non è la prima opzione. La patologia viene curata, in prima istanza, con una terapia farmacologica. Se non si hanno esiti positivi, lo specialista prende in considerazione il trattamento chirurgico tramite TURP.

I pazienti devono seguire un particolare regime alimentare e una terapia antisettica urinaria prescritta dal proprio specialista.

  • stress fisico
  • attività sessuale
  • attività sportive

Dopo l’intervento, è essenziale osservare un periodo di convalescenza, riducendo al minimo:

A distanza di 30-45 giorni dall’intervento chirurgico, viene effettuato il primo controllo che, molto spesso, è sufficiente per verificare l’esito dell’intervento.

Dopo 5-6 giorni dall’intervento si può cominciare a uscire di casa, con brevi passeggiate, evitando gli sforzi. Per la ripresa dell’attività sportiva nonché dell’attività sessuale è bene attendere 6 settimane.

Anche se non esiste una ferita chirurgica, la resezione endoscopica della prostata è un intervento a tutti gli effetti, con una superficie cruentata che deve andare incontro a un processo di riepitelizzazione. E’ bene evitare, per 3-4 settimane, qualsiasi sforzo dei muscoli addominali, in quanto ogni aumento di pressione addominale si trasmette alla zona operata.

Turp prostata convalescenza: con l’acronimo inglese “TURP” si fa riferimento alla Resezione Transuretrale della Prostata, un intervento chirurgico che si attua quando si è in presenza di una ostruzione del canale uretrale, causata dall’aumento di volume della prostata. La TURP è un’operazione mini-invasiva, di tipo endoscopico, che non prevede l’incisione esterna della cute.

Complicanze a distanza

  • Emorragia, talvolta di entità tale da richiedere trasfusioni di sangue, emocomponenti o emoderivati (nell’1% dei casi);
  • Sindrome da riassorbimento del liquido di irrigazione o TUR-syndrome (2% dei casi) con sintomi quali nausea, vomito e ipertensione arteriosa;

Le terapie farmacologiche
Il trattamento dell’ipb può essere di tipo farmacologico o chirurgico. Attualmente i farmaci (di prescrizione) disponibili comprendono la finasteride e la dudasteride (es. Proscar, Prostide) che agisce bloccando la trasformazione del testosterone nella sua forma attiva, il DHT (dehydrotestosterone), responsabile dell’ingrossamento della prostata, e la terazosina e l’alfuzosina (alfa bloccanti – es.Teraprost, Xatral), che rilassano i muscoli del collo vescicale, dell’uretra prostatica e della prostata, facilitando il passaggio dell’urina nell’uretra. L’effetto farmacologico compare solo dopo alcune settimane di terapia, ma possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere l’effetto massimo. Come tutti i farmaci, anche questi presentano effetti indesiderati che tuttavia scompaiono con la sospensione del trattamento. Per gli alfa-antagonisti sono riportati con una certa frequenza, ipotensione ortostatica, vertigini e astenia. Per ridurre l’incidenza di effetti indesiderati si consiglia di assumere il farmaco la sera, prima di coricarsi, e alzarsi lentamente dal letto, rimanendo seduti per un po’ sul bordo. Per la finasteride gli effetti indesiderati più rilevanti sono l’impotenza e la diminuzione della libido, che tuttavia si presentano in una bassa percentuale di pazienti (1 e 2% rispettivamente). Il farmaco non dovrebbe essere maneggiato da donne in età fertile, in quanto può avere effetti teratogeni sull’embrione maschio.
Accanto a queste sostanze di sintesi chimica, ne esistono alcune, derivate dal mondo vegetale, che sembrano essere efficaci nel controllo dei sintomi dell’IPB. Fra questi, la Serenoa Repens (Saw Palmetto) e il Pygeum Africanum sono i rimedi più documentati; sono in commercio sia come farmaci (es. Permixon, Tadenan).

  • Ritenzione urinaria (6.5% dei casi), può presentarsi alla rimozione del catetere e richiede il riposizionamento dello stesso per un altro breve periodo
  • Infezione urinaria (15.5% dei casi);
  • Orchiepididimite (1.1% dei casi), infiammazione di uno o entrambi i testicoli;
  • Complicanze generali peri-operatorie che includono broncopolmonite, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, osteite del pube, infezione della ferita chirurgica;

Interventi non farmacologici
Spesso, adottando alcuni cambiamenti nello stile di vita, è possibile tenere sotto controllo i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna:
• Limitare l’assunzione di liquidi alla sera, per ridurre il bisogno di alzarsi la notte per urinare.
• Cercare di svuotare completamente la vescica ogni volta che si va in bagno, ad esempio urinare stando seduti
• Evitare le bevande alcoliche che possono provocare congestione della prostata
• Svolgere attività fisica (l’inattività provoca ritenzione urinaria).

Turp (clicca qui). L’Ipertrofia Prostatica Benigna consiste in un ingrossamento della prostata. Con l’aumentare dell’età la porzione centrale della ghiandola (posta a manicotto intorno al canale urinario) tende a svilupparsi in maniera eccessiva e spropositata. A causa del suddetto ingrossamento il canale urinario (uretra) può essere compresso e schiacciato così come la parte periferica della ghiandola. Dopo diversi anni di sviluppo la IPB può anche raggiungere le dimensioni di una arancia. L’Ipertrofia Prostatica Benigna (il concetto di benignità è esclusivamente istologico) è caratterizzata oltre che dall’aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (pollachiuria e nicturia), anche da una sensazione di incompleto svuotamento, da minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta.

Complicanze postoperatorie

Il Trattamento
Esistono cure farmacologiche e terapie di tipo chirurgico:

Le cause e gli effetti
Non si conosce con esattezza la causa della IPB. Alcuni ricercatori ritengono che sotto lo stimolo delle minzionicontinue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all’uretra una sostanza capace di causare l’accrescimento delle ghiandole vicine. Un ruolo essenziale sembra essere svolto dall’assetto ormonale che si viene a creare con il passare degli anni. La IPB può potenzialmente iniziare a svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti si sviluppa con la medesima modalità e velocità. I sintomi principali associati all’IPB sono pollachiuria, nicturia, sensazione di incompleto svuotamento, minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta. Quest’ultima diventa una vera urgenza urologica che richiede il posizionamento di un catetere vescicale al fine di svuotare la vescica. L’esplorazione rettale, l’ecografia prostatica trans-rettale e l’uroflussimetria sono sicuramente necessarie per un corretto studio della malattia.