Vitamina D: un aiuto naturale contro il tumore alla prostata

La proteina più stimolata dall’assunzione della vitamina D è chiamata “fattore di crescita e di differenziazione 15” (GDF15). Precedenti studi da parte di altri avevano già mostrato l’influenza della GDF15 sulle infiammazioni. Hollis ha concluso:

Solitamente nei casi lievi di tumore alla prostata non si interviene chirurgicamente. Inoltre spesso la radioterapia provoca nei pazienti problemi anche maggiori del male. Molte famiglie sono spinte, per paura di un peggioramento della malattia, a chiedere l’intervento chirurgico.

Il cancro è spesso associato agli stati infiammatori, soprattutto per quanto riguarda il tumore della prostata. La vitamina D può ridurre questa infiammazione dall’interno della ghiandola.

Nella classificazione del tumore alla prostata si utilizza il Gleason Grading System, una scala di aggressività. I tumori con punteggio da 7 in su sono considerati particolarmente aggressivi e trattati con l’intervento chirurgico e la radioterapia, mentre quelli che vanno dal grado 6 in giù, al contrario, sono considerati meno aggressivi.

Secondo il team della MUSC sono proprio queste tipologie quelle su cui la vitamina D avrebbe effetto. Bruce Hollis, Ph.D., ricercatorie alla Medical University of South Carolina e capo del team, ha spiegato:

Il team ha preso in considerazione 37 pazienti colpiti da questa forma di tumore nel periodo precedente alla prostatectomia: divisi in due gruppi, al primo è stata somministrata una dose di vitamina D pari a 4000 U (Unità internazionale di attività enzimatica), mentre al secondo un liquido innocuo per l’effetto placebo.

Non sappiamo ancora se la vitamina D sia adatta a trattare o prevenire il cancro alla prostata tout court. Quello di cui siamo certi è che aiuta a tenere sotto controllo le forme tumorali meno aggressive, evitando che si aggravino.

Dopo 60 giorni il team ha esaminato le ghiandole rimosse durante l’intervento chirurgico: molti dei soggetti che avevano ricevuto l’ultra-dose di vitamina D ha mostrato miglioramenti, mentre i tumori nel gruppo placebo sono rimasti delle stesse dimensioni o peggiorati.

Inoltre l’assunzione di vitamina D ha provocato cambiamenti nei livelli dei lipidi e delle proteine cellulari, in particolare quelle coinvolte nel processo di infiammazione. Hollis ha spiegato:

Per essere certo di non incorrere in una carenza di vitamina D (e allo stesso tempo proteggere la tua prostata) dovresti mangiare cibi ricchi di vitamina D come salmone, tonno, sardine, latte fortificato, cereali fortificati, carne di maiale, uova, funghi, ricotta.

Uno studio ha mostrato che la vitamina D rallenta la crescita delle cellule tumorali della prostata nei modelli animali. La vitamina D inoltre regola la crescita di nuovi vasi sanguigni, che sono importanti per mantenere sane le cellule di tutto il corpo.

Di conseguenza a seconda del colore della tua pelle, del luogo in cui vivi, della stagione e del tasso di assorbimento del tuo corpo, potresti non assumere abbastanza vitamina D.

Scritto da: Admin 7 ottobre 2014

Ecco un buon motivo per odiare l’inverno: secondo uno studio della Northwestern University i livelli bassi di vitamina D possono aumentare il rischio di cancro alla prostata e la diffusione di questa malattia.

I ricercatori hanno esaminato i livelli di vitamina D nel sangue di 667 uomini di età compresa tra i 40 e i 79 anni con PSA anomalo (antigene prostatico specifico) o con esplorazione rettale digitale della prostata prima di effettuare la prima biopsia. Hanno scoperto che una carenza grave di 25-idrossivitamina D (25-OH D) è associata al cancro alla prostata all’ultimo stadio, quello più aggressivo.

Le dosi giornaliere raccomandate di vitamina D sono di 200 UI al giorno fino ai 50 anni di età, 400 UI dai 50 ai 70 anni e 600 UI al di sopra dei 70anni. Alcuni studi recenti tuttavia suggeriscono che tali dosi sono insufficienti e dovrebbero essere aumentate ad 800-1000UI. Il limite massimo è di 2000 UI al giorno, sopra questo limite può verificarsi tossicità.

La giusta quantità di 25-OH D nel sangue per gli uomini va dai 30 agli 80 nanogrammi per millilitro (ng/ml). Nel corso dello studio i livelli medi rilevati nei soggetti afroamericani era inferiore rispetto a quelli dei soggetti euroamericani (16,7ng/ml contro 19.3ng/ml).

Una possibile spiegazione è che gli afroamericano hanno più melanina nella loro pelle, che blocca i raggi UV e previene la formazione della vitamina D.

“ La presenza di un’anomalia genetica non rappresenta la certezza di sviluppare il tumore della prostata – prosegue Alberto Lapini, Presidente del XXIII Congresso Nazionale SIUrO – e non giustifica in alcun modo una scelta così radicale qual è l’asportazione della prostata.”

Esistono due geni il Brca1 ma soprattutto il Brca2 che, se mutati, aumenterebbero il rischio di contrarre malattie tumorali in alcuni organi, tra cui la prostata.

Forte presa di posizione da parte della Società Italiana di Urologia Oncologica riunita a Firenze per il XXIII Congresso Nazionale: no allo screening genetico di massa e alla chirurgia preventiva su organi sani per evitare l’insorgenza di eventuali tumori

Per evitare le infiammazioni utilizzate equipaggiamenti specifici come, ad esempio, i sellini forati perle biciclette

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’ età : le possibilità di ammalarsi prima dei 40 anni sono molto scarse, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. Un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità , il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia.

In Italia 1 uomo su 16 di età superiore ai 50 anni è a rischio tumore: oggi sono circa 217 mila gli italiani che convivono con la malattia e il numero di nuovi casi è in continua crescita, con un raddoppio(+ 53%) negli ultimi dieci anni dovuto soprattutto all’aumento dell’età media della popolazione. Ma questo tipo di tumore non è fra i big-killer, e la mortalità è in continua diminuzione: oltre il 70% dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalla diagnosi, grazie ad una maggiore prevenzione, a nuove terapie e farmaci di ultima generazione.

E’ questo l’appello che lanciano gli esperti della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) durante il il XXIII Congresso Nazionale SIUrO in corso fino a martedì 11 giugno a Firenze presso Palazzo degli Affari. Dopo il clamoroso caso di Angelina Jolie e quello del manager londinese che si è fatto togliere la prostata sana per scongiurare la possibile insorgenza di un tumore, gli uro-oncologi italiani intervengono per evitare anche nel nostro paese il rischio di pericolose e inutili emulazioni.

Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesità, mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini negative che possono favorire l’insorgere del tumore della prostata.

Ogni giorno bisognerebbe bere almeno un litro e mezzo d’acqua, riducendo la quota in occasione di viaggi lunghi se si soffre di ipertrofia prostatica.
Meglio evitare. In questo caso, evitate di bere la sera, già da due ore prima di andare a dormire